I disturbi del comportamento alimentare (DCA) o come si preferisce chiamarli più modernamente, disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, sono un gruppo diversificato di disturbi psichiatrici.
Questi disturbi hanno un’etiopatogenesi complessa e multifattoriale sono infatti causati da una serie complessa e molteplice di fattori, personali famigliari e ambientali.
Nessun fattore da solo è responsabile del problema, per questo motivo richiedono un intervento multidisciplinare.
Ecco i principali fattori di rischio per lo sviluppo dei disturbi alimentari :
Intervenire su questi fattori con supporto psicologico ed educazione alimentare può ridurre il rischio.
Il fattore comune a tutti i disturbi del comportamento alimentare è che questi esprimono una condizione di profondo disagio e di malessere psicologico della persona in cui il controllo del corpo diventa una compensazione di una mancanza di capacità a livello interpersonale.
Il sintomo diventa contemporaneamente difesa ed espressione della sofferenza. La sofferenza sottostante puo’ derivare da un trauma, da un profondo senso di vuoto e/o di inadeguatezza , da insicurezza ecc.
I disturbi alimentari sono caratterizzati da comportamenti alimentari patologici e/o comportamenti di controllo del peso e delle forme del proprio corpo. Spesso le preoccupazioni verso il corpo sono influenzate dal genere.
Negli uomini le preoccupazioni sono frequentemente rivolte ad un corpo percepito come poco muscoloso o mascolino, mentre spesso nelle donne le preoccupazioni sono rivolte alla perdita di peso.
Di seguito descrivo alcuni tra i principali disturbi del comportamento alimentare.
Spesso questi disturbi coesistono e derivano da fattori psicologici come bassa autostima, perfezionismo, eventi stressanti. Richiedono un approccio terapeutico globale.
Nel disturbo alimentare si inserisce una distorsione della percezione corporea. Il disturbo si attiva spesso in età adolescenziale quando il corpo si attiva nel cambiamento. In questi casi il sintomo può essere legato al blocco della realizzazione dei compiti evolutivi.
Il punto di partenza è quello di comprendere perché il sintomo viene attivato: quale funzione ha per la persona.
Particolare attenzione va data ai sintomi precoci del disturbo alimentare. Un segnale importante a cui fare attenzione per riconoscere l’esordio di un DCA è l’eccessiva attenzione data al peso e forme del corpo.
Molta attenzione deve essere inoltre posta alle diete intraprese per dimagrire. Soprattutto in adolescenza possono se non gestite correttamente possono favorire lo sviluppo un disturbo del comportamento alimentare.
Ulteriori sintomi e comportamenti d’esordio di un disturbo alimentare possono essere:
E’ quindi importante prestare attenzione soprattutto a cambi repentini nelle abitudini alimentari o nella personalità. Il riconoscimento precoce di un disturbo alimentare infatti rende più favorevole la prognosi.
La principale raccomandazione che può essere fatta ai genitori è quella di favorire nei figli lo sviluppo di un adeguato livello di autostima e di autoefficacia. I figli devono essere incoraggiati ad affrontare la vita, sostenuti nelle prove del quotidiano, aiutati a tollerare le frustrazioni, senza legare il proprio valore all’aspetto fisico o alla prestazione fornita (ad es. nello studio o nello sport).
E’ importante aiutare i figli a non basare il proprio valore e la propria amabilità su prestazioni da esibire.
Inoltre, nel caso di un disturbo all’esordio è importante essere seguiti da professionisti esperti. Sempre più evidenze ci dicono infatti che i disturbi del comportamento alimentare vengono più facilmente trattati se tutta la famiglia si impegna in un percorso di cambiamento.
In particolare alcuni modelli sono stati proposti e prevedono un maggior coinvolgimento nei genitori nel percorso di cura, in particolare per pazienti minorenni.
L’obiettivo del percorso terapeutico è quello di far evolvere il paziente da una condizione di impotenza e confusione in cui la sofferenza si manifesta con il sintomo, verso un’apertura aiutandolo ad identificare i propri bisogni con un rinnovato sentimento del proprio diritto e valore.
I famigliari devono assumere una posizione di consapevolezza e riconoscimento dei propri limiti riuscendo così a mobilitare risorse utili al figlio/a e costruire un clima di benevolenza.
Ecco alcune informazioni sull’intervento psicologico per i disturbi del comportamento alimentare.
Terapia cognitivo-comportamentale: si concentra sui pensieri disfunzionali legati al cibo e al corpo e sugli schemi comportamentali dannosi. Obiettivo è insegnare strategie per gestire le emozioni in modo più funzionale.
Terapia familiare: coinvolge i genitori/caregiver per migliorare le dinamiche familiari e il sostegno al paziente. Serve a prevenire ricadute.
Nutrizionista: fornisce supporto per stabilire un piano alimentare bilanciato e per riacquistare una relazione sana con il cibo.
La terapia dovrebbe essere personalizzata, interdisciplinare e di media-lunga durata. L’adesione attiva e la motivazione del paziente sono essenziali per il recupero.
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